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Ritorno da Stoccolma

Che bello muoversi e conoscere nuove persone e nuovi ambienti: poi alla fine ci si rende sempre più conto che si è tutti uguali, perfino nel modo di chiedere il caffè al bar. Certo magari in altri posti non hanno il ripetersi dell’emergenza rifiuti, ma questa è l’altra faccia della nostra bell’Italia, con paesaggi stupendi, e stupefacente cemento a coprirli. Stavolta ho provato veramente emozioni indescrivibili, al limite (in realtà superato a volte) della commozione, nell’ammirare individui che vivono in casette da playmobil su isolette verdi circondate solo da mare gelido e da altre isolette! Credo che ci tornerò presto da quelle parti così a nord, le ho trovate proprio come me l’immaginavo. Ora sto a casuccia mia, ma sto bene anche qui, il caos è parte di me e quindi non trovo fastidio eccessivo in questo cambiare d un giorno all’altro ritmo di vita: anzi, questa volta non ho accusato proprio nulla. In questi giorni mi aspetta un po’ di mare, vado a trovare un po’ di amici e poi inizio di nuovo a studiare: che alla fine riesca veramente a laurearmi anch’io???

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Treno regionale 3710 Pisciotta/Palinuro – Napoli Centrale

Credo di aver inseguito un sogno sbagliato negli ultimi anni della mia vita, ed ora che l’ho capito sono come una foglia trasportata dalla bora. Urge una decisione, ma nella mia testa tutto è confuso, spesso mi rifugio nella narcosi dei neuroni e tutto va bene. Qualche passione l’ho sempre avuta, ma adesso come adesso mi rendo conto di non averne più, perchè quelle passate sono perse o irragiungibili, e di nuove sorte a sostituirle non ne sono uscite. Forse ho perso la mia identità; devo tornare indietro ed imboccare l’altra strada. Ho parlato di Asimov, di mondi possibili, di universi paralleli e di "spazi finiti in tempi infiniti" con una ragazza tutta la notte, e questo non deve avermi fatto bene; è come se avessi aperto una porta su me stesso per qualche ora, per poi richiuderla nuovamente appena sveglio il giorno dopo. NARCOSI. Urge narcosi. Vado.

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Santander /2

A me piace il freddo, l’aria pungente, frizzantina, che ti taglia la faccia; la sensazione di guardare l’Oceano, il silenzio che ti attornia, il cielo di un colore azzurino primaverile, svegliarmi in una stanza piena di luce, con la veduta della cattedrale alla finestra e il volo gridato dei gabbiani. Adoro passeggiare per strade piene di gente, non capire quasi nulla di quello che mi si dice intorno, guardare divertito insegne di ristoranti italiani gestiti da spagnoli. Mi gusta molto lasciarmi trasportare dalla voce di qualcuno che mi racconta aneddoti del luogo, che mi spiega questa o quella particolarità, che mi mostra il "Palazzo della Magdalena", situato in una sorta di piccolissima penisola, quasi a strapiombo sul mare; restare fisso e muto in uno sguardo ironico nell’ammirare pinguini mai così teneri e buffi (che forse pensano la stessa cosa di me, almeno guardando la loro espressione degli occhi). Desidero andare a ballare in posti simpatici, dove anche la musica è simpatica (nonostante i miei dubbi iniziali sulla musica spagnola), fare figure di merda ed altre un po’ meno di merda. Sopratutto amo sentirmi me stesso, ed io sono me stesso quando mi trovo ad una festa con una birra in mano (forse più di una, e non solo birra), quando mi abbraccio e ballo con una ragazza, quando ho il piacere (provato più di una volta) di stare con una persona, con un amico, con un conoscente; sono me quando la notte, anzi la mattina presto, non voglio tornare a casa finchè il sonno non mi stende, quando ho i piedi che mi fanno male e puzzano per il troppo stare in piedi e camminare, quando telefono in Italia (o ci provo) a qualcuno a cui voglio bene, quando vengo rapito da una persona che ho visto si e no per 2 giorni. Vorrei sempre trovarmi in situazioni in cui possa parlare, o provare a parlare, in più lingue diverse, in cui possa essere orgoglioso della mia nazionalità; darei sempre non so cosa per poter sentire la stretta di mano sincera, o la pacca amichevole sulla spalla, di un fratello nato altrove, magari qualche migliaio di chilometri più in là.

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Santander /1 – Italiani brava gente

Ad U.

Ok, Santander. Sono tornato, però è un po’ un peccato, perchè noi italiani siamo bella gente, sul serio, ma quando siamo in Italia non ce ne rendiamo conto. Siamo allegri, amichevoli, prorompenti come nessun altro, ma troppo impegnati a sputarci addosso. Perchè siamo italiani e non affolliamo i cinema per vedere Pasolini e invece poi alla fine possiamo essere pasoliniani anche guardando un cielo e riflettendo sul perchè quelli del nord sono così bravi a sfruttare le cose e noi no. O semplicemente dicendo ad una ragazza che non deve piangere, perchè due occhi come quelli non devono farlo. E’ stato bello girare la città, provare la gentilezza e squisitezza delle persone che ci hanno ospitato, farsi un’idea di tante situazioni che in Spagna ci sono e che io non conoscevo, pensare per qualche giorno di poter trasferire tanta vitalità anche nel proprio quotidiano, dove non manca niente per sentirsi in uguale maniera, se non la volontà. Vivere per le strade che ti hanno visto crescere spesso ti incupisce, ti sovrasta, fa in modo che tu non riesca a staccarti dalle situazioni più  brutte, anzi, sembri quasi un polpo che va proprio ad attaccarsi laddove c’è più marciume, per stare sempre peggio, e pensare che la vita è una merda. Ricordiamoci di quello che siamo, delle nostre qualità, ricordiamoci delle nostre particolarità, di come parliamo, di come guardiamo, di come siamo soliti atteggiare le mani per dire questa o quella cosa; osserviamoci mentre abbassiamo lo sguardo intimiditi, o mentre ci infuriamo per qualsiasi motivo. In quei momenti siamo noi, e nessun ci può portar via questo; nello stesso tempo, nessun ci può impedire di farci entrare la vita dentro e farla esplodere al di fuori, coinvolgendo anche tutto il grigiume che c’è.

Grazie Giovanni per aver scelto di condividere questa esperienza con me, sei un amico.

 

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Domani, partenza alle 11:05, vado in Spagna (a Santander) con l’amico artax. Ci si vede la settimana prossima. Un saluto a tutti!

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Purtroppo, attimi

In un terrificante viaggio di due ore in treno, da condizioni di terzo mondo, con il sudore appicicaticcio su tutto il corpo e la gente che si accalca alle tue spalle e tu che non riesci neanche a mantenerti in piedi per l’impossibilità di trovare spazio sufficiente, puoi scoprire preziosità che non credevi. Già di per sè, parlare con i tuoi sfortunati compagni di viaggio è l’attività preferita; ma poi, notare che lì in mezzo c’è qualcosa di particolare, beh, questo non sempre accade. Noti sguardi compiacenti, volontà di conoscersi, e allora ti lanci nel dialogo, magari usando come mezzo la musica che lei sta ascoltando: già prima avevi notato una certa nobiltà nei suoi lineamenti, qualcosa che sconfina in una fascinazione tutta particolare (forse dovuta al suo modo tutto femminile di muovere gli occhi e guardare), però non credevi che fosse una persona tanto interessante ed accattivante, nonostante abbia appena finito il quarto liceo. Conoscendone l’età, provi un po’ di rammarico, però poi ti dici " e va beh, almeno parliamo"; vai avanti, e ne vieni rapito. Intelligente, carina, ama la storia e la filosofia, vuole studiare lettere a Bologna; per non parlare poi delle affinità musicali. Tutto questo fa volare quel po’ di tempo che manca all’arrivo: il treno si ferma, e tutti scendiamo, percorrendo i metri che ci separano da un probabile addio nella affannosa ricerca di argomenti che poi possano portare ad un prolungamento della nostra conoscenza, ma non accade nulla. All’ultimo momento, nessuno ha il coraggio di osare quel tanto che basta, di chiedere un numero, e così le strade si dividono, lasciando una sensazione antipatica: la consapevolezza di aver probabilmente perso qualcosa di bello, in uno degli infiniti percorsi in cui le nostre giornate si dividono.

Auguri per i tuoi studi, Valeria. 

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Dal diario di viaggio in Toscana, st’Estate:

 


Volterra, 27/8/2004


 


ore 18.33


F. vuole scopare Valentina…ha un pacchetto nuovo di preservativi e vuole usarlo!


 


18.44


Ho sempre voglia di scopare!


 


18.45


Sempre la stessa voglia!


 


18.46


Devo scopare!


 


18.47


Eugenio teme per il suo ano! La tenda è stretta e la voglia è tanta!


 


18.48


La tenda puzza di qualcosa di non definito… forse calzini sporchi (di Eugenio)

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Bisex unisex omo etero

Follonica, Maremma Toscana, 1 e mezza/2 di notte (o del mattino, fate voi). Si passeggiava raminghi e solitari (cioè nel senso che non c’era neanche un cane a farmi compagnia e nel senso che non c’era neanche un cane a passeggiare ramingo e solitario come me. Si erano estinti i cani?), quando noto un tipo dall’aria bigotta fermo vicino alla mappa della cittadina a leggere chissà cosa. Questo era vestito in tal modo: polo verde pugno nell’occhio infilata nel pantalone taglio vecchio ma jeans con cinta di cuoio tipo nonno mio e scarpe da ginnastica della superga II elementare. Faccia non orribile ma rovinata da una calvizie in divenire quasi compiuto e ovviamente dal vestiaro. Mi si avvicina e fa “scusa per Via Puccini?” – “non lo so, non sono di qua” – “ah, e di dove sei di Bologna?” – “no, veramente di Napoli…” – “Ah, Napoli! Bella città, io la conosco perchè spesso vado a Nola… etc. etc.”. 29 anni. Voce melliflua da tipo che frusta la nonna e nel frattempo si masturba. Dopo mezz’ora che gira intorno all’argomento parlandomi del suo lavoro (nel mondo della moda), dell’amica porcona che verrà il giorno dopo e dalla quale lui andrà a farsi una buttata di vita (chiedendomi anche se una cosa a tre mi aggradava, al che io “preferirei 2 donne ed un uomo”), io mi stanco e fo’ “Scusa, non per niente, ma tu sei bisex?”. A risposta affermativa mi vengono chissà perchè un sacco di domande da fargli su cosa prova quando sta con un uomo, se era passivo o attivo, se voleva comunque sposarsi (e qui mi dice che infatti questo pensiero lo manda in crisi perchè vorrebbe), quando si è accorto di essere bisex e così via. In tutto questo tempo lui mi guardava con occhi a dir poco famelici; si potrebbe obbiettare che potevo anche andarmene ed evitare qualsiasi rischio per il mio verginissimo culo, ma lo sfizio dove lo mettiamo? Comunque, per fugare ogni possibile dubbio (suo, non mio…) mi ripresento come “Eugenio, etero convinto”, e si va avanti nel dialogo. Solo che da qui in poi il discorso prende una piega inquietante; lui mi dice di essere molto credente ed anche un perfetto praticante, e che la sua abitudine di tentare spesso lo mandava in conflitto con la sua spiritualità. Tentare? Già, tentare. Ma dirmi “lo sai, no, che gli uomini lo succhiano meglio delle donne? Non per vantarmi, ma io sono un aspiravolvere…” non è che proprio solleticasse i miei più atavici istinti sessuali! Più che altro mi veniva da pisciare. Comunque si continuò più o meno su questa falsariga “il mio sogno erotico è stare con un ragazzo sulla spiaggia, – si stava a 10 metri dal lido deserto – lui steso sulla sdraio ed io in ginocchio davanti a lui a succhiarlo. E’ il mio massimo desiderio” e, quando io mi alzai la felpa per fargli vedere la maglietta che avevo sotto, “no, Madonna, non farmi vedere le mutande! Non ce la faccio a resistere! Ma sono anche aderenti? Mmm, immagino…”. Qui gli ho suggerito di farsi una doccia fredda. Il tutto condito dal fatto che quest’individuo sembrava avere un debole per i ragazzi del sud in genere,  e per i napoletani in particolare. Vicino Secondigliano, poi! Diceva che eravamo gente caliente e che avevamo quel tanto di violenza a letto che lo faceva arrapare (sue testuali parole “quando mi sbattono l’uccello in faccia non capisco più niente”). La discussione finì parlando di Dio (chissà perchè mi capita sempre di confrontarmi su questo argomento. L’ho trattato anche in inglese con le lettoni.) e con io che gli sottolineavo il mio dispiacere per la sua serata andata male, ma non potevo farci niente se ero etero nel DNA, e gli auguravo per l’indomani di rifarsi. Lui di rimando mi disse che ero una bella persona, che avevo occhi e mani piacenti e che anche la mia barba non era male. 2 secondi dopo che l’avevo lasciato avevo la necessità di vedere una ragazza. Ne vidi 6, un gruppo di sudamericane con i propri ragazzi; mi accovacciai sotto un monumento a portava di udito delle loro voci e mi assopì con loro che mi prendevano per culo gridando “AIUTO! AIUTO!”. Dopo 6 ore di vagabondaggio solitario (un’ora mi ero addormentato anche sul lido deserto) il mio compagno di viaggio venne a riprendermi. Beh, almeno per quella sera, avevo acchiappato…

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