In un terrificante viaggio di due ore in treno, da condizioni di terzo mondo, con il sudore appicicaticcio su tutto il corpo e la gente che si accalca alle tue spalle e tu che non riesci neanche a mantenerti in piedi per l’impossibilità di trovare spazio sufficiente, puoi scoprire preziosità che non credevi. Già di per sè, parlare con i tuoi sfortunati compagni di viaggio è l’attività preferita; ma poi, notare che lì in mezzo c’è qualcosa di particolare, beh, questo non sempre accade. Noti sguardi compiacenti, volontà di conoscersi, e allora ti lanci nel dialogo, magari usando come mezzo la musica che lei sta ascoltando: già prima avevi notato una certa nobiltà nei suoi lineamenti, qualcosa che sconfina in una fascinazione tutta particolare (forse dovuta al suo modo tutto femminile di muovere gli occhi e guardare), però non credevi che fosse una persona tanto interessante ed accattivante, nonostante abbia appena finito il quarto liceo. Conoscendone l’età, provi un po’ di rammarico, però poi ti dici " e va beh, almeno parliamo"; vai avanti, e ne vieni rapito. Intelligente, carina, ama la storia e la filosofia, vuole studiare lettere a Bologna; per non parlare poi delle affinità musicali. Tutto questo fa volare quel po’ di tempo che manca all’arrivo: il treno si ferma, e tutti scendiamo, percorrendo i metri che ci separano da un probabile addio nella affannosa ricerca di argomenti che poi possano portare ad un prolungamento della nostra conoscenza, ma non accade nulla. All’ultimo momento, nessuno ha il coraggio di osare quel tanto che basta, di chiedere un numero, e così le strade si dividono, lasciando una sensazione antipatica: la consapevolezza di aver probabilmente perso qualcosa di bello, in uno degli infiniti percorsi in cui le nostre giornate si dividono.
Auguri per i tuoi studi, Valeria.