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Vicino al muro della mia camera, a Napoli, fra la miriade di oggetti e scritte che vi si possono trovare, c’è una gigantografia di un capo indiano o, più correttamente, pellerossa. Ricordo che sono riuscito non so come a scoprire che è addirittura Toro Seduto, capo rispettato dei Lakota (nazione Sioux).Ora non voglio passare per un pedante maniaco dei nativi americani, ma dovreste guardarlo negli occhi. Io, personalmente, non ce la faccio. Sembra che emani dignità e rispetto da ogni singolo pixel dell’immagine. O da ogni poro della sua pelle, fate voi. Da un po’ di tempo a questa parte, sta assumendo sempre più il ruolo di mentore per me: se mi sembra di stare sbagliando tutto, lo guardo e lui mi guarda con aria bonaria, o con piglio severo; alle volte, però, anche quando do la più completa dimostrazione di inettitudine, sembra che mi ammicchi, quasi come un padre accondiscendente e saggio, che sa cosa significhi avere 20 anni, che conosce la necessità dell’errore in gioventù, per poi difendersene in futuro. Lo adoro!



E non sono fatto a canne, eh!

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