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Bentornato Ventennio!

Sono esterrefatto da quello che accade in Italia; il torto assume valore positivo, si trasmuta e diventa giusto. L’ordine canonico del bene e del male sembra sovvertirsi, il Paese diventa una calderola fumante di ingredienti da stati sudamericani degli anni ’70, nazioni europee degli anni ’30 e intuizioni di orwelliana memoria. Napoli preda dei ratti, situazione palesemente irresolvibile, Camorra padrona che uccide impreditori coraggiosi o ne incendia le fabbriche. Stampa, TV… informazione inesistente! Proni al potere, leccaculi come si pensava non potesse più accadere. Sono avvilito, in questo mio nido asettico, dove neanche la più piccola scoria della malsana informazione italiana puo’ entrare, dove non esiste TV, nè qualsiasi telegiornale riottaro, dove l’anestetico mediatico è ridotto al minimo se non inesistente, leggo con interesse le notizie dall’Italia, cerco fonti attendibili o quantomeno oggettive, cerco giornali esteri: non vi è da nessuna parte neanche il più piccolo spiraglio di luce per la nostra nazione. Ho paura per quel che puo’ accadere, siamo diventati da un giorno all’altro paese xenofobo, il diverso e lo straniero sono banditi ufficialmente; si va a caccia dei Rom, si picchiano i giovani "diversi", si fa il saluto fascista per le strade. Il marcio sale a galla e diventa costume, la verità è relegata a vocabolo desueto, dal significato facile a libere interpretazioni; i mafiosi sono diventati eroi, la Resistenza è da rivalutare e il sentire comune è orientato da Amici di Maria De Filippi. Troppe tette, troppa coca, troppo nulla quello che è entrato nelle nostre case. Tanga, stupri di adolescenti, D&G, fotografi, alcool, SUV neri famelici, forza del branco, gel ed estetisti, velocità, silicone, palestra, pubblicità, soldi, impiego fisso, legge 194, preti pedofili… apnea! Bentornata dittatura, bentornato soffice lieve caro senso di torpore; ora finalmente siamo più sicuri, il pericolo è bandito dalle nostre strade, ora possiamo finalmente liberare le nostre voci gridando a tutto il mondo la nostra potenza, scoprendo i nostri petti villosi, marciando uniti e compatti in un mondo monocolore, tutto bianco, mai nero o grigio, libero dalle umane feccie appestanti e deboli, schiacciando tutti col nostro "orgoglio fascista", contradictio in terminis degli ultimi, degli abietti, triste souvenir rispolverato impunemente. Quasi quasi mi faccio uno shampoo.

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Se qualcuno se l’è persa, ecco la puntata di Report che tratta dell’inquinamento del suolo in Campania:

http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E23%5E64834,00.html

Stanotte invece di dormire come un deficiente mi sono messo a leggere la storia di Napoli e di Nizza (grazie Wikipedia!), oltre a vedere il suddetto filmato. Che dire, è stata una cazzata, ho fatto tardi un po’ inutilmente, però ho ribadito come la mia città abbia una storia da far paura, da vera capitale, mentre la città dove mi trovo in questo senso ne perde di punti. E’ bello ogni tanto ricordarsi quante potenzialità (ancora non espresse del tutto, anzi…) abbia il posto dove si è nati. Ciao Napoli, a presto!

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Vicoli

Sfondo: vicolo stretto (macchine parcheggiate su un lato); attori: donne a piedi, buste della spesa, bimbi in motorino, macchine in controsenso. Luce: Sole delle 16:15, a picco negli occhi. Si alza il sipario e non vedo nulla, dalla luce intensa, che colpisce in pieno il ciottolato della strada, escono figure ectoplasmatiche, anime vaganti con i bordi sfumati o sfumanti. Alcune sono belle, meritano. Altre no. Eppure sono queste ultime che sembrano la maggioranza. La fanno da padrone. Ma tanto io vado via. Addio fantasmi. Addio anima mia. Addio me stesso. Vado via: ora, domani, un giorno. Chissà. Ma non spero più, ho smesso; godiamoci questa nostra unica vita, non perdiamo tempo in speranza ed illusioni (Spes ultima dea; risate amare); andiamo, prendiamo baracca e burattini, prendiamo gli spaghetti ed il mandolino, Pulcinella, ed andiamo via: andiamo là dove ci stereotipizzano odiandoci, dove poi non sono tutti così malvagi; andiamo là dove il bus passa alle 18:15 spaccando il secondo. Portiamo tutto con noi e andiamo: ah, dimenticavo. Il Sole. No. Quello resta qui.

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Milan – Napoli:5-2…

Non sono per niente d’accordo su tutto il casino che sta accadendo o, per meglio dire, montando ad arte per la visita del Papa alla Sapienza: per dirla alla francese, la vedo una grande stronzata. I 67 professori "NO VAT", redattori della lettera in cui esprimono il loro disaccordo per la venuta del Papa, sono stati ben chiari: il loro disappunto è dovuto all’infelice invito del rettore, che gradirebbe la presenza del Santo Padre all’inaugurazione dell’anno accademico; ciò comporterebbe, sempre secondo i 67 docenti, una inappropriata presenza religiosa, in un contesto accademico dove la laicità dell’insegnamento e della ricerca ne sono la ricchezza (o almeno così dovrebbe essere). Non ci sarebbe alcun problema se il Papa decidesse di venire in un’altra data, nel nome di quella stupenda ricchezza umana che è il dialogo ed il confronto, anche con individui diametralmente opposti a noi, per ideologie e certezze. Di tutto ciò, di questo dissendo civile, ben strutturato ed informato, nell’esposizione mediatica non è rimasto nulla: quivi da un lato troviamo gli "anticlericali", mangiapreti comunisti in combutta con giovani miei colleghi universitari, desiderosi di dimostrare di avere sempre ragione, mai persi in un dubbio, certi di sbandierare la bandiera della verità; dall’altro gli ipocriti, per politica o per fede, difensori del trinomio Dio, Patria, Famiglia, assertori dell’unica società giusta possibile. Ci saranno vincitori? Si, beoti bambini ideologicizzati.

A Milano mi sono trovato molto bene, l’ho vista con una persona per me speciale e con un amico "ritrovato": i milanesi si sono rivelati più simpatici di come mi aspettassi, e anche la ciucetto!!!città mi è piaciuta (laddove mi aspettavo di trovare solo musi lunghi e palazzoni… ah, stupidi stereotipi che ci ostacolano); allo stadio eravamo in un settore milanista, come molti altri napoletani, e si è dato vita ad un bellissimo spettacolo, solo per colpa di pochi belluini individui (da un lato e dall’altro) sporcato in qualche occasione (alcuni insulti sentiti però in quei momenti mi hanno toccato a fondo): ciò è stato possibile grazie alla civiltà dei milanesi, che hanno "permesso" un’invasione napoletana, ed alla nostra esuberanza, alla nostra capacità di stupire e di sovvertire le regole accettate da tutti: siamo un grande popolo, dobbiamo solo ricordarcene.   E spero che ciò accada non oltre i prossimi cinquant’anni.

Dove ci sono certezze, là c’è la dittatura. Dove ci sono dubbi, là c’è la libertà.

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Cuore nero

Ho passato un bel po’ del mio tempo della giornata di ieri alla caserma dei carabinieri di Secondigliano, poichè una mia cara zia (92 anni) doveva fare una denuncia per furto; in realtà ci sono tornato ben 3 volte, per pigrizia dei solerti carabinieri o per mancanze nostre. In più mettiamoci il tempo che ci ho messo a trovarla, in quelle viuzze strette e ammassate alle spalle del Corso, con persone che sembrano più impegnate a creare confusione in strada, rendendo difficile il procedere, che a fare altro.

Il "presidio" dello stato nella zona consiste in una palazzina non molto alta, di colore giallo spento – sporco, con una minuscola targa "Carabinieri" sul davanti: una palazzina prefabbricata del tutto identica ad un’altra sita al suo fianco, adibita ad uso abitativo. Ci facciamo largo tra una montagna di rifiuti (una nuova sfida per coraggiosi e mascherina-muniti alpinisti!), richiamando in me tutto le mie super forze da Hulk riesco ad aprire la pesantissima porta blindata, ed entriamo in questo fetido e squallido edificio, senza ascensore, con le mura decadenti e nulla che faccia intendere di trovarsi in un posto di polizia, nell’anno 2008, in uno stato industrializzato moderno e per di più occidentale (in senso aggettivale, non geografico): incontriamo piantoni scocciati ed arroganti (mi trattengo dal finire in galera per offesa a pubblico ufficiale, ma c’è mancato poco), che non hanno educazione neanche nei confronti di persone anziane e malferme, che con tremolante ma tanto dignitosa forza hanno salito le scale fino agli uffici del primo piano; piantoni che si scagliano contro di me come se fossi venuto lì quasi a dargli fastidio, come se fossi anche io un filo di quell’erba che loro sono abituati a prendere in un unico fascio, poi però incrociamo agenti più disponibili e cortesi, rispettosi della splendida anzianità, gentili nell’acoltare ma ugualmente dubbiosi (forse tediati?) nel procedere con la denuncia, fino a vedere esaudita la nostra richiesta. Attendo in quel piccolo spazio, assieme alle mie due anziane signore, un tempo indefinitivamente lungo (ma definibile temporalmente: quasi 2 ore) la stesura della denunzia, interrotta mille e mille volte (è possibile che il nostro disponibile carabiniere debba fare tutto da solo?) da telefonate, saluti a colleghi, consigli a marescialli dubbiosi sul fidarsi o meno di una concessionaria di auto, intervallate da mie profonde e attente valutazioni sulle crepe del muro, sulla scrivania da discarica messa lì chissà per quale motivo, sui criteri di valutazione per essere ammessi nell’Arma (se non fossero aggirati avremmo dei super agenti!!!), su come fumano molti di coloro che entrano ed escono, passando sotto il cartello "Non Fumare", sulla targa della cittadinanza "Alla Caserma dei RR. CC. di Secondigliano – anno 1930, VIII", sullo squallore non solo del posto, ma dell’aria che si respira, carica di carte burocratiche, di ipocrisia ignoranza e disperazione: un luogo senza uscita, un tubo, un imbuto dal quale si rischia di non uscire più.

Per nostra fortuna tutto questo ha avuto termine, mia zia ha smesso di lamentarsi a bassa voce, facendoci rischiare una notte in guardina, e la nostra compagnia barcollante si è avviata all’auto, parcheggiata per tutto il tempo in "Divieto di sosta e di fermata – Escluso Carabinieri", proprio di fronte alla caserma; l’auto anch’essa ormai barcollante, dotata di più toppe che optional di serie, ci ha accompagnati fino a casa, fungendo a volte da spala-spazzatura (nuovi dispositi tecnologici in funzione a Napoli), perchè in certe strade strette è d’obbligo passare sulla munnezza ammassata. Sotto casa, apro la porta a mia zia e l’aiuto a scendere: "Ai miei tempi non ci avrebbero trattato così, facendoci perdere tutto questo tempo". Ci credo zia, ci credo…

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Per non dimenticare

Difficile restare insensibili di fronte ad immagini come queste. Facciamo in modo che arrivini ai nostri figli e quindi oltre la memoria di simili fatti.

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Addio mia bella Napoli – Ho voglia

Ho letto un po’ in giro nella blogosfera, quella dei miei amici, non ho interesse in quella degli altri, e mi sono reso conto di come negli ultimi posts si ritrovino riferimenti alla camorra, al sud, alla spazzatura (tossica e meno tossica) che ci ha sommerso, sommerge e ci sommergerà: conscio del fatto che probabilmente avremo tutti visto l’intervista di Saviano a Che tempo che fa di domenica, anch’io seguo "la massa", continuando questo rigurgito di bile che nessuno di noi ha mai potuto facilmente dissimulare. Come tutti sapete, io sono sempre stato uno dei più grandi ottimisti sulla razza umana, sul suo sviluppo, sulle possibilità di migliorie in tutto ciò che ci circonda, ma ultimamente, scontrandomi sempre più col mondo stressato degli "adulti", non lo sono più. Comincio ad essere conscio che io, per estrazione sociale, per aspirazioni, per incorrutibili (questo me lo autoriconosco, scusatemi l’arroganza) ideali, per desiderio palese di condurre una vita normale, dovrò abbandonare la mia terra, lasciando dietro di me una scia di dispiacere, e l’ombra visibile del tradimento. Della fuga dal nemico.

Ho voglia di abbandonare il mio continuo stare all’erta, che ormai è così connaturato in me da sembrarmi null’altro che una particolare, e del tutto naturale, funzione del mio cervello; ho voglia della facoltà di poter almeno vagliare, nell’acquisto di un’auto nuova, quelle di ultima uscita e non di doverle escludere a priori; ho voglia di non passare tutta la trafila volantinaggio-cameriere-callcenter (ovviamente in nero e per pochi spiccioli a giornata) per poi ritrovarmi con la laurea ed un contratto a tempo determinato della durata di alcuni mesi, perennemente da rinnovare; ho voglia che non debba esser preoccupato per mio fratello se esce con la macchina (è decisamente nervosetto alla guida); ho voglia di poter farmi sempre gli affari degli altri, scrutare le zone d’ombra, annotare i movimenti sospetti e denunciare ogni minima nefandezza, senza la pressione dell’antico adagio "Chi si fa gli affari suoi, campa cent’anni" (sempre vero, purtroppo)… ho voglia, voglia, voglia, che il mondo che mi circonda si metta a girare all’incontrario, che il pianeta si decida una buona volta a sovvertire le sue regole naturali cosicchè, nell’a-naturale movimento, si possa ristabilire un giusto verso alle cose (paradosso emblematico).

Avrei voglia (meglio il condizionale – modo delle possibilità – ad un indicativo fragile nelle sue certezze) di non dover andare fuori, scegliere una soluzione così anacronistica, quasi ridicola, quasi impronunciabile per la sua assurdità, eppure così reale: emigrare. Come ad inizio secolo ed anche prima. Ho voglia si. Ma le valigie già sono pronte, e con loro non  il mio cuore.

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Notte Bianca

Due milioni di persone per le strade di Napoli sono un bel po’ di confusione, non trovate? Ieri mi sembrava di essere capitato in una delle grandi capitali europee, dove la notte è anche più viva del giorno. Metropolitana e mezzi di trasporto affollati all’inverosimile, gente di tutti i ceti sociali e di tutte le età a divertirsi insieme. Se leggerete da qualche parte di disordini o di episodi di crimilità tenete bene a mente una cosa: e cioè che chi state leggendo è uno stronzo. Perchè dare risalto a qualcosa di negativo (che anche se c’è stato – io non ho visto nulla – è risultato molto più che marginale) in una serata così bella vuol dire proprio giocare sporco (discorso a parte per i trasporti che effettivamente erano inadeguati; ma dopotutto era la prima volta, si imparerà).

Ce n’è stato per tutti i gusti; io mi sono soffermato a Piazza Dante, dove c’erano artisti del Cirque du Soleil e poi è toccato a Beppe Grillo: semplicemente grandioso! Anche se non è stato nè uno spettacolo comico nè satirico ma di diretta denuncia politica. Dopo ho girovagato per tutta la notte nel centro storico, seguendo i vari spettacoli allestiti qua e là e ballando come un pazzo dietro bande di tamburi che percorrevano avanti e indietro tutta la zona.

Nota più grottesca che malinconica è stato il fatto che, dopo aver sentito in questi giorni vari amici, ed essere convinto di aver ormai riunito più di un gruppo, mi sono ritrovato a passare buona parte della notte… da solo! E questo perchè, come un fesso (anch’io evidentemente disorganizzato), ero rimasto quasi con tutti d’accordo che mi sarei sentito telefonicamente, cosa impossibile, visto che tutte le linee erano intasate. Ma, fra una birra e l’altra, e la mischia selvaggia del ballo tribale si sono fatte presto le 3:40, ora in cui sono finalmente riuscito ad incontrarmi con una mia amica ed il suo gruppetto. Eppure questa solitudine forzata, irreale in una serata del genere, mi ha fatto un grande regalo, e cioè quello di rafforzarmi ancora di più in una mia convinzione: quella per cui, se spesso parliamo delle persone di Napoli (ma questo succede un po’ in tutto il mondo) come di un gruppo eterogeneo, formato da tante categorie distinte (i "cafoni", gli "alternativi", i "vomeresi" e così via), non è perchè siamo lontani, ma perchè non raggiungiamo mai un punto di contatto. Ieri, con quella musica di tamburi ritmica e trascinante, quel punto si è individuato e non mi sono stupito di trovarmi abbracciato a divertirmi con persone che difficilmente si può credere così vicine.

 

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I ragazzi dello zoo di Scampia

Titolo veramente autorevole quello del servizio di stasera di "Tv7"; immancabilmente ha catturato la mia attenzione. Mi aspettavo la solita carrellata di motivi triti e ritriti, invece è stato un esempio di giornalismo d’elitè. L’intervistatrice si è avventurata nel cuore della 167, rivolgendo domande a bambini, tutt’altro che predisposti a rispondere, con un piglio ed una decisione ammirevoli (poi non si è mai scaduti nel folkloristico che tanto mi è ostico); allo stesso modo ha rivolto domande umanamente e sociologicamente interessanti ai drogati che vivono accampati fra i palazzoni della zona (perchè qui costa meno qualsiasi tipo di stupefacente), senza mai cedere ad uno scontato pietismo. Se si lavorasse sempre così nei mezzi di informazione, ci si farebbe un quadro della "situazione – Napoli" molto più rispondente al vero, ma chissà se mai ci arriveremo.

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Ed eccomi qui ad Agosto, solo soletto nella mia Napoli. Niente caos, niente traffico (ma quando mai? magari!), niente amici, niente uscite, niente mare, niente sole… insomma due palle!  Però non mi lamento, giorni fa c’è stata una bella uscita con la coppia dell’anno, e mi sono fatto risate che non mi facevo da tempo. Sono proprio grandi quei due! La settimana scorsa ho accompagnato una mia amica spagnola al treno, ed è stato strano e bello vedere un po’ di commozione nei suoi occhi quando ci siamo salutati, e sentire la forza del suo abbraccio: effettivamente ci sono persone che mi vogliono bene! A giorni dovrebbe venire un mio amico a stare da me, perchè non sa dove andare, visto che casa sua è occupata dagli ziii; la cosa strana è che torna da Lignano (in Friuli), viene da me, poi ritorna su e va in Croazia… mah! Intanto le mio giornate passano tra file al supermercato o alla posta (eh, che bei momenti; si potrebbe fare un film ogni giorno, sulle tante piccole cose che succedono, oppure prendendo spunto dalle espressioni delle persone) e nottate a giocare al pc. Sono fatto così: se sto in compagnia sono iperattivo, quando resto solo mi chiudo nel mio mondo, anche se ad un certo punto dico basta e me ne esco, e magari passo una di quelle serate pazze che ogni tanto mi sono capitate. Ad essere sinceri, le mi vacanze forse inizieranno la settimana prossima, quando scenderò in Puglia e, se tutto va bene, mi vedrò con una mia mica tedesca, e andrò girando per i paesini seguendo le varie manifestazioni "tarantolate", con i due di cui sopra a farmi compagnia.

E’ come se fossi in letargo, ma non mi pesa.

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