Una volta c’era un maggiore rapporto di amicizia tra me e la tastiera, la guardavo e mi perdevo tra le lettere, fissandola con maggiore intensità e sfocando la visuale cominciavo a vedere le stesse fluttuare e mescolarsi tra loro come molecole impazzite di un qualche fluido; ora le guardo e noto che sono diventate pigre, addirittura obese, hanno movimenti lenti e molta riluttanza anche solo a spostarsi sul tasto adiacente. E non parliamo se poi devono combinarsi in un qualche aggregato dotato di significato! Possono passare le ore mentre si riesca a trovare un ordine convenzionale e nel frattempo si fanno beffe di me, mi lanciano insulti, mi indicano come si fa con una scimmia in gabbia allo zoo e riesco a cavarmela solo mostrandomi sornione, ma la situazione si fa ogni volta più critica. Alcune di esse sono poi stranamente aggressive, come se avessero un particolare conto aperto nei miei confronti: dal canto mio non riesco proprio a ricordare cosa possa essere successo tra noi, ma ciò mi crea molto disappunto. Avete mai provato a sostenere lo sguardo di una "D", incazzatissima per chissà quale motivo? O ad osservare una "T" minacciosa che avanza ondeggiando verso di voi? Per non parlare dell’arroganza "uappesca" della "G", che ama farsi spazio con le sue forme possenti non badando minimamente alle sue compagne di posto e diffondendo confusione tra le "I, A, N", che di natura sono emozionalmente più sensibili delle altre. E’ una situazione seccante alla quale bisognerà trovare un rimedio, pena la perdita della mia capacità comunicativa; la ribellione dei segni può portare conseguenze seccanti per un mondo autoreferenziante come il nostro, dove si esiste se si comunica, e simili tendenze alla disobbedienza portano nelle loro forme più drastiche all’afasia che, di fatto, decreta la scomparsa dell’Io.