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Una volta c’era un maggiore rapporto di amicizia tra me e la tastiera, la guardavo e mi perdevo tra le lettere, fissandola con maggiore intensità e sfocando la visuale cominciavo a vedere le stesse fluttuare e mescolarsi tra loro come molecole impazzite di un qualche fluido; ora le guardo e noto che sono diventate pigre, addirittura obese, hanno movimenti lenti e molta riluttanza anche solo a spostarsi sul tasto adiacente. E non parliamo se poi devono combinarsi in un qualche aggregato dotato di significato! Possono passare le ore mentre si riesca a trovare un ordine convenzionale e nel frattempo si fanno beffe di me, mi lanciano insulti, mi indicano come si fa con una scimmia in gabbia allo zoo e riesco a cavarmela solo mostrandomi sornione, ma la situazione si fa ogni volta più critica. Alcune di esse sono poi stranamente aggressive, come se avessero un particolare conto aperto nei miei confronti: dal canto mio non riesco proprio a ricordare cosa possa essere successo tra noi, ma ciò mi crea molto disappunto. Avete mai provato a sostenere lo sguardo di una "D", incazzatissima per chissà quale motivo? O ad osservare una "T" minacciosa che avanza  ondeggiando verso di voi? Per non parlare dell’arroganza "uappesca" della "G", che ama farsi spazio con le sue forme possenti non badando minimamente alle sue compagne di posto e diffondendo confusione tra le "I, A, N", che di natura sono emozionalmente più sensibili delle altre. E’ una situazione seccante alla quale bisognerà trovare un rimedio, pena la perdita della mia capacità comunicativa; la ribellione dei segni può portare conseguenze seccanti per un mondo autoreferenziante come il nostro, dove si esiste se si comunica, e simili tendenze alla disobbedienza portano nelle loro forme più drastiche all’afasia che, di fatto, decreta la scomparsa dell’Io.

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Sì, lo so. E’ un bel po’ che non scrivo. So anche che molti possono pensare che anche questo blog stia morendo, che io tra non molto lo lascerò andare. Ma non è vero. Non lo lascio morire, perchè so che è l’unico (flebile e forse futile) modo di restare in contatto con persone con cui non ho ormai la benchè minima relazione. So che ogni tanto capitate qui; lo so anche se non lasciate mai un commento, se le vostre visite sono molto saltuarie; capitate qui perchè, in fin dei conti, anche se nella vita reale ci siamo lasciati andare, non potete rinunciare ad un minimo di curiosità nei miei confronti, sopratutto considerato il fatto che è così a buon mercato. In tutta sincerità, farei anche io così con voi, se mi fosse possibile. Ho in mente molti volti che forse non vedrò più, che per un motivo o per un altro ho incrociato e poi (sempre per un qualcosa di non ben definito, e quindi per il naturale corso della vita) ho finito per lasciar andare; o, più di frequente, da cui sono stato lasciato andare. Questo post è per voi, ma non emozionatevi: è solo un saluto un po’ goffo ed ingenuo, nulla più. D’altronde siamo in un universo virtuale, il mio corpo qui non ha spazio, non pulsa il mio sangue, non c’è il mio cuore, nè il mio cervello: non si può essere neanche del tutto sicuri che ci siano i miei pensieri. Tutto ciò è prerogativa della vita reale, in quel "al di là" (di questo mondo virtuale) solido dove però di solido i nostri contatti non hanno più nulla; è un paradosso, ma bisogna accontentarsi. Di che cosa? Ma è ovvio: di questa manciata di byte!

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Due minuti di Napoli, ed  un secondo di blog. Stranamente stamattina mi sono svegliato con l’idea di cancellare questo spazio, ma ormai ci sono affezionato. Visto che altri amici hanno già pensato di interrompere per un po’ le comunicazioni, vuol dire che dev’essere una sorta di "crisi dell’anno o giù di lì", che colpisce tutti i blogger prima o poi. Un amico mi ha fatto vedere giorni fa alcuni cartoni che trovo "affascinanti", ecco uno di quelli che mi ha colpito di più (fra quelli che ho visto). Se lo guardate di notte il risultato è più garantito. Un saluto

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