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Italiani “resistenti”

Stasera a Presa Diretta, il gran programma di Iacona che ci delizia ogni domenica con reportage e servizi dall’Italia intera, sono rimasto colpito dalla singolarità di alcuni nostri concittadini italiani: individui solitari che nello sfacelo del Paese lottano per salvaguardare il loro territorio e lo fanno con una sorta di tenacia bonaria, rassegnazione ardita, accondiscendenza verso il destino che rema contro; ma non mollano. Sono lì in Calabria che mostrano il disastro edilizio di amministrazioni che permettono la costruzione sotto colline franose, in Emilia Romagna che, agricoltori circondati da fabbriche e palazzine residenziali (immancabilmente sfitte), giurano di non abbandonare la terra dove sono nati, in Molise dove un importantissimo ritrovamento preistorico è dimenticato da tutte le istituzioni ma non dal coraggioso e vero sovrintendente locale. Grazie a loro, ed a loro modo di raccontare le difficoltà in cui operano, ho provato non più solo miseria, ma un felice impasto di amarezza e soddisfazione, un’accettazione non passiva; un accenno di luce in questo mio cammino così facile e nello stesso tempo così imprescrutabile. Viva l’Italia?

Orme

Ultimo traguardo a due passi da me e non riesco ad arrivarci; ci vorrebbe giusto un salto, senza neanche rincorsa, ma proprio non ce la faccio. Mi ridurrò a strascicare i passi per questi ultimi metri, ed alla fine il risultato sarà lo stesso, ma con meno soddisfazione e tanto panico in più. La fine del mio Impero si avvicina, io sto qui in mezzo al guado e qualcuno mi dice che è la paura di crescere. Sarà così? Non la reputo la risposta giusta, ho più forse la percezione di uno stato d’animo di incertezza, dovuto a tutto ciò che ho concluso in questi ultimi 8 anni della mia vita. Ovvero, nulla. Sono fuggito di qua e di là, cercando stimoli e persone, ma alla fine il risultato non cambia; gli addendi posso rimescolarli come voglio, il nulla è sempre il totale finale. La barba cresce, insieme alla mia voglia di ritrovarmi in un viaggio, un viaggio perenne dove non si arrivi mai, così da donarmi una eterna soddisfazione nel movimento. L’arrivo mi causa sempre delusione. C’è chi è contento, chi si affida a scelte di vita – addirittura in maniera euforica! – completamente diverse da come ci si dipingeva giusto qualche mese prima. Quanti di noi ci perderemo, quanti resteremo noi stessi, quanti andranno avanti sulle parole pronunciate e non le tradiranno. Mi resta la speranza, in tante cose; nella mia città, nell’amore (cos’è?), nella volontà di un popolo, in un videogioco completato in maniera corretta. La tristesse, c’est ma faute.
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Solitudine delle parole non dette


Quello che sto per scrivere è stato già scritto tante volte; forse lo si scrive ogni giorno, ma certo appartiene ad ogni tempo. Sono cose già dette e pensate. Tornado a casa, stanotte, dopo l'ennesimo mio girovagare mentale e il mio egoismo camuffato da tristezza, mi sono imbatutto in un manifestino con la faccia di un uomo stampata sopra: un uomo di 58 anni, sparito da qualche giorno. L'unica cosa che ha lasciato di lui è l'automobile all'imbocco di un'autostrada. Automobile con sportelli aperti, e di lui nessuna traccia. La foto scelta per il manifestino è la classica fototessera da carta d'identità, ma l'uomo non è venuto male come sempre: ha gli occhi duri e fissi, per niente paurosi. Anzi, anche troppo vivi. Guardandoli mi è venuto da pensare, un pensiero al limite della certezza, che si fosse allontanato da casa consapevolmente, che fosse una sua scelta quella di lasciare la famiglia nell'angoscia; sentimento forte l'angoscia, talmente forte che se provato può far impazzire; ma l'uomo ha forse deciso di farlo provare alle persone a lui più care. Da queste considerazioni è facile partire per la tangente, e chiedersi il perché di un simile gesto; la domanda così formulata cessa di avere il punto interrogativo appena affiora alla mente. Come non comprenderlo, come biasimarlo, se ha seguito semplicemente il suo istinto, se la sua voce interiore chiedeva il vuoto intorno, chiedeva la solitudine delle parole non dette, il cammino delle stelle di notte, lo sguardo non ricambiato della donna della tua vita. L'uomo forse ora è felice, di quella felicità che solo la tua scelta, anche sofferta sa dare. La felicità dell'Uomo che va incontro al suo destino, la felicità del mondo che ci si rivela, dell'universo dispiegato nell'istante in cui lo guardiamo.

Ho ammirato quell'uomo, ho compreso il suo gesto, ho invidiato i suoi occhi vivi e forti, il suo viso sicuro, la sua scelta di vita.

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Immagini d’adolescenza che se ne vanno

Immaginatevi mentre leggete un libro; se siete lettori particolarmente veloci e voraci, in due o tre giorni potreste finirlo. Se il libro in questione è uno di quei romanzi che vi prendono particolarmente, di quelli in cui amate sprofondare nel testo, magari la notte, con la piccola lucina accesa sul comodino, anche se il giorno dopo dovete studiare o lavorare dal mattino presto, allora proverete una sensazione particolare. E’ superfluo spiegarvela, l’avete ben intesa: quella sensazione di leggera amarezza, la convinzione che chiudendo l’ultima pagina del volume stiate chiudendo anche quel mondo a cui siete appartenuti per un qualche tempo, con i suoi dolori ed i suoi personaggi. Una sensazione malinconica, non c’è che dire. Addirittura è facile attardarsi a leggere la controcopertina, la data di stampa, il nome della stamperia o dell’editore. Finanche il prezzo, perché no, tutto pur di allungare il momento dell’addio. Ma alla fine, il gesto è sempre lo stesso: lo poggiate sulla mensola, ed il viaggio finisce lì.

Ora cambiamento leggero di prospettiva: immaginatevi che quel viaggio sia durato 13 anni, dal 1997 ad oggi, e che quando l’avete iniziato eravate appena usciti dall’infanzia; ne è passato di tempo da allora. Voi stessi non siete più la stessa persona. Aggiungeteci che non si tratta di un testo, ma di un fumetto, la cui qualità costantemente alta vi ha  tenuto sempre compagnia, ed è stata più volte lenimento delle naturali delusioni della vita e cornice a momenti belli.

Adesso immaginatevi che tutto questo si sia interrotto a settembre di quest’anno. Fatto? Beh, fatica inutile, perché è la realtà.

Magico Vento

Ciao Magico Vento, compagno di crescita!


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Me

Da quando sei tornata ho pensato di scriverti varie volte; semplicemente volevo domandarti ora come mi sarei dovuto comportare, se ci fosse ancora un po’ di spazietto per me. Però non l’ho fatto. Credo che questa sia la risposta a tutto: "non l’ho fatto". Non ti ho mai detto tante cose che avrei dovuto, e non lo farò neanche ora. Non ha senso.Mi ritiro nella mia tana vedendo che hai trovato qualcosa di buono, con me non sarebbe stato così, il mio cuore quando sta per aprirsi totalmente si richiude del tutto, immediatamente. C’è qualcosa che mi fa essere così, una paura, non so, qualcosa che si cela dentro di me, e mi fa perdere le migliori cose che mi capitano nella vita. Così come perderò del tutto, prima o poi, una bella persona come te. Mi sono sempre accontentato di passare quei momenti con te in cui si rideva, ci si baciava, si dormiva un po’; momenti come quello sulla spiaggia, che ricorderò per sempre. O quando ti fermavi a dormire da me, che mi riscaldavi non solo esteriormente. La mia incapacità di andare oltre mi farà perdere tutto questo, e la cosa terribile e che non farò niente per impedirlo. Ora basta, è vero. Vai via, e quando ci si rivedrà sorrideremo ancora, ma saremo più distanti.

Ma io non dimentico.
Grazie.

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Questi risvegli notturni mi infastidiscono. Non c’è un motivo, non c’è qualcosa da fare, stai sveglio come un deficiente e non riesci a riprendere sonno. E poi sopraggiungono i mille e mille (soliti) pensieri, amplificati dal silenzio. Tutto tace, o quasi. C’è sempre qualcosa di agitato in giro, dentro e fuori, e non si capacita di palesarsi. Da poco ho conosciuto una psicologa/psichiatra: ho la sensazione che abbia più bisogno lei di qualcuno che l’aiuti, però sarebbe divertente farle due domande. Ma magari un altro giorno, visto che ammetto che la sensazione del fiume che scorre su di te è angosciamente piacevole. Ci si abbandona, e via! Forse in questi giorni ci saranno simpatiche novità. Ma ora meglio riprovare a prendere sonno. Che è meglio.
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Sale cercansi

Non si può dire che sia anziano, però ho come l’impressione che mi sia sfuggita qualche verità della vita. L’avevo in pugno fino a pochi anni fa, bastava che stessi più attento. Riflettevo poc’anzi sul come si getti via tanto di quel tempo in attività del tutto basse: uscire, uscire, uscire. Che senso ha? Sembra quasi un imperativo categorico, una corsa nell’arraffare il nulla dell’esistenza nostra; questo nulla che mi circonda e di cui io faccio meritatamente parte. Tanto tempo gettato in birre più che in carta, ed è un peccato. Di intelligenze ne ho conosciute in passato, ma oggi anche quelle mi sfuggono, così come le verità di cui sopra. Tanti cervelli, neuroni che si muovono, che fatica inutile! Mi ricordo le nottate frizzantine passate ad arrovellarsi in storie fuoriuscienti dalla fantasia irrequieta e non catodica di due allegri ragazzotti. Oppure l’ansietà mentale da costiera, le discussioni interminabili su paranoie e fobie. Oggi se mi va bene, parlo di politica. Ma sempre con schieramenti unilaterali, non sia mai che qualcuno si possa offendere. Dopotutto è così facile: o si è "contro" o "con", via di mezzo non ce ne sono. Mai asserzione fu più falsa. Manca il sale, ecco cosa manca. Il sale che rende la sciapita minestra un godimento del palato. Se qualcuno ne trova, mi faccia un fischio, ne ho un tremendo bisogno.
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Scrittura

Mi piacerebbe scrivere un pezzo sincopato, di quelli in cui una parola salta l’altra, torna poi indietro, si rincorre con l’avverbio che dovrebbe precederla e finisce per urtare sul neologismo di turno, che fa tanto radical chic. Vorrei scrivere un pezzo musicale, in cui le parole siano unite da una sintonia sottostante, non urtino tra loro, seguano un ritmo sotteso, ma costituzionalmente sancito e non impulsivamente modificabile. Vorrei scrivere – perchè no – un pezzo matematico, freddo, liscio, ma perfetto nella sua fluidità, odioso nella sua ostica lettura, ma concatenato in maniera perfetta, come un meccanismo oliato. Me lo immagino con molti avverbi un pezzo così, chissà perchè, come un elefante grammatico, che lento lento scorre nella mente del lettore. Ma lascia tracce, e quante! Il musicale, invece, lo scriverei pieno di aggettivi, punterei tutto sull’enunciazione di qualità, inframmezzandolo con espressioni buffe, esclamazioni, termini riferibili all’olfatto. Ne verrebbe fuori un capolavoro, penso! D’altronde anche se mi impegnassi nella scrittura sincopata, non avrei difficoltà a definire la scelta stilistica dei vocaboli: userei onomatopee in quantità industriale! E così via con termini fumettistici a fiumi, con animali che esprimono le loro opinioni e finestre che si rompono, pistole che sparano e acqua che cade, gocciola, si agita e schizza; sarebbe forse il più simpatico, il pezzo più giovanile e con un ampio mercato. Mi piacerebbe sì, e forse verrebbero fuori delle cose veramente carine e ben fatte. 
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Tempi di strappo, siamo forse arrivati alla fine dell’Impero? Tutto ciò che è stato dato per assodato, certo ed immutabile fino a pochi giorni, ore fa, adesso è incerto, cadono i cavalli dei nostri condottieri, la corazza viene sganciata e nel suo tonfo sordo avvertiamo una nota di speranza. Il sospirato C-A-M-B-I-A-M-E-N-T-O!!! Certo in passato ne abbiamo avuti già momenti del genere, quindi la cautela è d’obbligo, ma forse stavolta ci siamo, staremo a vedere. L’assonanza delle situazioni ambientali e del contesto con la mia persona è però inquietante.

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Dismessi

A D.

L’odore. Veramente forte l’odore. Travalica la sua essenza eterea, in momenti di particolare intensità e diventa fisico, più fisico della realtà materiale. Più reale del reale. Un solo momento, una scia di profumo, emanata da abiti gelidi, riposti lì, laggiù, dove si possono vedere ma non amare, non più, e la mente realizza; si ferma, poi va avanti e con la sua crudele abilità raffigura un corpo, un viso, addirittura un momento vissuto. Ma vissuto intensamente; molto. Rivivono i colori (i colori!), la durezza delle pietre o la morbidezza di un materasso – ad aria, di lana, sintetico; il vento. Che grandiosità la mente. Sì, il vento, quello che spirava sulla spiaggia, di sassi; col mare, di fronte. Il vento. Chissà se quel giorno il vento ha portato via con sè un po’ di noi, il nostro odore, l’umore dell’Amore in giro per il mondo. Ora, se così fosse, forse saremo in cima alla cresta tibetana più alta; in una strada trafficata; sotto l’ombrellone di un grasso signore in riva al mare. Magari tra le pagine di un libro secolare, poco soggetto alla caducità del tempo. Le pagine girano girano girano girano girano girano girano… granelli di polvere in un turbinio frenetico vorticano gesticolano. Parlano. Quelle parole dette, occhi che si socchiudevano, sorrisi abbozzati. Il pianoforte che suonava dentro di me si è spento; le note sono lente, finte. La vita è un’altra, qui c’è solo polvere; bagnata.

 

Da suonare in barrè

Intro: Am F G Am x2

Am                                  F  
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
G                              Am 
Et que quelqu’un vous tende la main 
Am                         F 
Que votre chemin evite les bombes 
G                         Am 
Qu’il mene vers de calmes jardins 
 
Am                                  F 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
G                           Am 
Pour aujourd’hui comme pour demain 
Am                           F 
Que votr’soleil eclaircice l’ombre 
G                       Am 
Qu’il brille d’amour au quotidien 
 
G                     Am 
Puisque l’avenir vous appartient 
Bb 
Puisqu’on ne controle pas votr’destin 
Dm 
Que votre oral est pour demain 
G                           Am 
Comme tout c’qu’on a a vous ofrir 
Bb 
Ne saurait toujours vous suffir 
Dm 
Dans cette liberté a venir 
Bb                            Dm 
Puisqu’on n’sera pas toujours la 
Bb                            Dm 
Comme on le fut aux premiers pas 
 

Am                                  F 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
G                              Am 
Et que quelqu’un vous tende la main 
Am                         F 
Que votre chemin evite les bombes 
G                         Am 
Qu’il mene vers de calmes jardins 
 
Am                                  F 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
G                           Am 
Pour aujourd’hui comme pour demain 
Am                           F 
Que votr’soleil eclaircice l’ombre 
G                       Am 
Qu’il brille d’amour au quotidien 
 
G                            Am 
Toute une vie s’offre devant vous 
Bb 
Tant d’reves a vivre jusqu’au bout 
Dm 
Sur’ment tant d’joie au rendez-vous 
G                           Am   
Libres de faire vos propres choix 
Bb 
De choisir quelle sera votr’voie 
Dm 
Et ou celle-ci vous emmenera 
Bb                                 Dm 
J’espere juste que vous prendrez l’temps 
Bb                         Dm 
De profiter de chaque instant 
 
Am                                  F 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
G                              Am 
Et que quelqu’un vous tende la main 
Am                         F 
Que votre chemin evite les bombes 
G                         Am 
Qu’il mene vers de calmes jardins 
 
Am                                  F 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
G                           Am 
Pour aujourd’hui comme pour demain 
Am                           F 
Que votr’soleil eclaircice l’ombre 
G                       Am 
Qu’il brille d’amour au quotidien 
 
 
Ponte
 
Bb Am 3x 
Bb G  
 
G                                   Am 
J’sais pas quel monde on vous laiss’ra 
Bb 
On fait d’notre mieux seulement parfois… 
Dm 
J’ose esperer qu’ca suffira 
G                          Am 
Pas a sauver votre insouciance 
Bb 
Mais a apaiser notr’conscience 
Dm 
Pour l’reste j’me dois d’vous faire confiance
 
Am                                  F 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
G                              Am 
Et que quelqu’un vous tende la main 
Am                         F 
Que votre chemin evite les bombes 
G                         Am 
Qu’il mene vers de calmes jardins 
 
Am                                  F 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
G                           Am 
Pour aujourd’hui comme pour demain 
Am                           F 
Que votr’soleil eclaircice l’ombre 
G                       Am 
Qu’il brille d’amour au quotidien 
 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
 
Oh oui tout le bonheur du monde 
 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
 
Oh oui tout le bonheur du monde 
 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
 
Oh oui tout le bonheur du monde 
 
Que votr’chemin evite les bombes 
 
Qu’il mene vers de calmes jardins 
 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
 
Oh oui tout le bonheur du monde 
 
On vous souhaite tout le bonheur du monde 
 
Oh oui tout le bonheur du monde 

(Sinsemilia – Tout le bonheur du monde. Trascritta da Soniko – jsoniko@hotmail.com. Da www.e-chords.com.)

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