Immaginatevi mentre leggete un libro; se siete lettori particolarmente veloci e voraci, in due o tre giorni potreste finirlo. Se il libro in questione è uno di quei romanzi che vi prendono particolarmente, di quelli in cui amate sprofondare nel testo, magari la notte, con la piccola lucina accesa sul comodino, anche se il giorno dopo dovete studiare o lavorare dal mattino presto, allora proverete una sensazione particolare. E’ superfluo spiegarvela, l’avete ben intesa: quella sensazione di leggera amarezza, la convinzione che chiudendo l’ultima pagina del volume stiate chiudendo anche quel mondo a cui siete appartenuti per un qualche tempo, con i suoi dolori ed i suoi personaggi. Una sensazione malinconica, non c’è che dire. Addirittura è facile attardarsi a leggere la controcopertina, la data di stampa, il nome della stamperia o dell’editore. Finanche il prezzo, perché no, tutto pur di allungare il momento dell’addio. Ma alla fine, il gesto è sempre lo stesso: lo poggiate sulla mensola, ed il viaggio finisce lì.
Ora cambiamento leggero di prospettiva: immaginatevi che quel viaggio sia durato 13 anni, dal 1997 ad oggi, e che quando l’avete iniziato eravate appena usciti dall’infanzia; ne è passato di tempo da allora. Voi stessi non siete più la stessa persona. Aggiungeteci che non si tratta di un testo, ma di un fumetto, la cui qualità costantemente alta vi ha tenuto
sempre compagnia, ed è stata più volte lenimento delle naturali delusioni della vita e cornice a momenti belli.Adesso immaginatevi che tutto questo si sia interrotto a settembre di quest’anno. Fatto? Beh, fatica inutile, perché è la realtà.
